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Il principato di Lucedio, con l'Abbazia di
S. Maria di Lucedio, potrebbe essere meglio definito come un monastero
fortificato. Fu fatto costruire da Ranieri, Marchese del Monferrato, nel
1123 e vi chiamò i Cistercensi, in probabile sostituzione dei Benedettini
provenienti dalla vicina abbazia di
S.Genuario. Il toponimo è attestato già nel 904, pare inoltre che
vi fosse già un insediamento romano. Oggi sono ancora
visibili le chiese, il chiostro, i dormitori ed il refettorio. Anticamente
aveva anche un mulino, ora scomparso.
Il Principato di Lucedio si trova a metà strada tra la
cascina
Darola ed il Santuario di Madonna delle Vigne e con la sua Abbazia
cistercense è un luogo veramente ricco di leggende.
Si racconta delle sue nebbie, che sorgono solo
intorno al principato, della sua torre, che va contro gli schemi
architettonici dell'epoca per via della pianta ottagonale, e di un ipotetico
tunnel che lo collegherebbe con alcuni luoghi vicini.
Non meno gotiche sono le leggende
sulla cripta della chiesa, con alcuni abati mummificati a guardia di qualche
cosa di maligno.
Per rendere l'idea di quanto sia inquietante la zona, uno
storico inglese, che aveva visitato le terre di Lucedio all'inizio del XIII
secolo, scrisse qualche cosa che suonava così: "La vista di un impiccato,
appeso al ramo di un albero che si intravede tra le nebbie della palude, non
guasterebbe di certo il paesaggio".
Lucedio - La storia
Qui è raffigurato il portone di accesso al principato. In
primo piano si vede una prima chiesa, quella del popolo, con campanile a
pianta quadrata, mentre, quasi al centro, sorge la chiesa di S. Maria con le
cripte murate.
L'Abbazia fu costruita dai monaci cistercensi provenienti da La Fertè in
Borgogna, nel 1123, per conto di Ranieri, Marchese del Monferrato.
Con la soppressione della celebre abbazia, per effetto di Papa Pio VI del 10
settembre 1784, con altre grange lucediesi, passò all'Ordine dei SS.
Maurizio e Lazzaro.
Passata poi a Napoleone durante la dominazione francese e poi, nel 1807, al
Principe Borghese (cognato di Napoleone). Nel 1818 fu acquistata in società
dal Marchese Giovanni Gozani di San Giorgio, dal Marchese Francesco Benso di
Cavour e da Luigi Festa.
Nel 1822, con lo scioglimento della società rimase al Marchese Giovanni
Gozani di San Giorgio, antenato dell'attuale proprietaria.
Nel 1861 Lucedio fu comperata dal Marchese Raffaele de Ferrari duca di
Galliera.
Egli divenne così Principe di Lucedio in virtù di quanto fatto a vantaggio
dello Stato Italiano. Dopo la sua morte il titolo ed i terreni passaro al
nipote Marchese Andrea Carega Bertolini.
Nel 1937 Andrea Carega Bertolini vendette la proprietà al Conte Paolo
Cavalli d'Olivola, padre della attuale proprietaria, la Contessa Rosetta
Clara Cavalli d'Olivola Salvadori di Wiesenhoff .
Come ultima nota storica vorrei ricordare alcuni
particolari. L'abbazia, al culmine del suo splendore fu soppressa per ordine
del Papa, con svariate accuse tra cui quella di satanismo. Non è l'unico
caso simile che troviamo nella storia, sorte analoga è capitata all'Ordine
dei Templari, per esempio.
Le accuse erano varie, satanismo, eresia ed addirittura di pedofilia, ma la
sostanza era sempre quella, ovvero, quando un'entità diveniva ricca e
potente, la Chiesa inventava vari modi per sopprimerla, eliminando un
concorrente e traendo profitto dalla confisca dei beni.
Lucedio - I Sotterranei
Oltre alla misteriosa cripta nascosta sotto alla chiesa
di S. Maria ed al Lino, un fiume sotterraneo, si parla di un altro ambiente
ipogeo. Pare siano infatti le vecchie scuole elementari di Lucedio a
nascondere, negli scantinati, una porta che darebbe l'accesso ad un
cunicolo.
Come in molti altri casi analoghi, qualcuno lo avrebbe parzialmente
percorso.
Le leggende
Relativamente all'abbazia, al confine con la realtà,
esistono parecchie leggende. Di conseguenza non poteva mancare quella
relativa ad un passaggio sotterraneo che avrebbe condotto al di fuori
delle mura.
La leggenda più inquietante racconta di una forza
maligna, sprigionatasi nel vicino
cimitero di Darola, che si impossessò degli abati e dei monaci
dell'abbazia, convertendoli al suo culto. Questi, ormai fuori di senno,
approfittarono del loro potere per torturare ed uccidere la povera gente. Si
racconta anche di abusi ai danni delle povere novizie.
Storicamente è provato che nel 1784 il Papa fece sigillare le sale
dell'abbazia, secolarizzandola, e facendo disperdere i monaci. Quindi
l'accusa di pratiche sataniche, di angherie e di soprusi è documentata.
Pare che qualcuno riuscì a catturare questa forza maligna e che la
imprigionò nelle critpe della chiesa di S. Maria, prima di murarle. Si dice
che là sotto vi siano degli abati mummificati, forse a causa di eventi
naturali come l'umidità della zona, seduti su dei troni, disposti in cerchio
a fare da custodi a questa forza infernale.
In seguito alla diffusione della leggenda della presenza di forze demoniache
all'interno dell'abbazia nacquero nuove teorie. Ad esempio si nota come la
stessa chiesa di S. Maria venne costruita a sud del complesso,
contrariamente a come si faceva solitamente. A nord sarebbe stata più
protetta dai venti e l'illuminazione solare per le cerimonie mattutine
sarebbe stata ottimale. Ricordandoci la classica pianta a forma di croce
delle chiese, costruirne con l'ingresso a sud, era come disegnare una croce
capovolta.
Oggi la chiesa di S. Maria è chiusa e pericolante.
La leggenda delle nebbie di Lucedio,
particolarmente fitte e basse è spiegata, già da anni, dalla presenza di
fontanili, piccoli serbatoi sotterranei d'acqua. Questa caratteristica del
territorio ha favorito la coltivazione del riso.
Ancora legata alla leggenda della
scomunica dell'abbazia, vi è quella relativa alla colonna che piange.
Esiste infatti, nella Sala Capitolare, dove venivano svolti processi e
decise le torture, una colonna che, ancora oggi, versa lacrime per le
orrende gesta vissute. La spiegazione è piuttosto semplice. Pare che essa, e
solo lei, sia costituita da una pietra più porosa delle altre e che riesca a
pescare l'acqua e l'umidità dal terreno, per rilasciarle in altre condizioni
climatiche.
Le fotografie ed il testo sono di proprietà di
www.teses.net
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