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Il Piemonte è una regione con una
tradizione secolare nell'arte casearia, alcuni prodotti fondano le loro
origini nel medioevo, legate al mito carolingio. Il nome stesso
formaggio proviene dal latino medievale "formaius" con
riferimento a "forma", trattandosi sostanzialmente di latte
tenuto in una forma.
Il formaggio piemontese
forse più conosciuto è il Gorgonzola, nato più o meno nel 1200 nella
zona a cavallo del Ticino, prodotto ora soprattutto nel Novarese. Ad
esso si aggiungono altri sette formaggi che hanno ottenuto il marchio
DOP, ma non c'è zona che non vanti almeno una specialità di latte
ovino, caprino o vaccino.
Compagno immancabile
per assaggiare degnamente il formaggio è
il vino: nella nostra regione
si potrebbe abbinare un Passito di Caluso oppure un Loazzolo. Il
vino rosso resta tuttavia la scelta migliore, purché sia un
grande, robusto rosso: il Barolo, o comunque un vino tratto dall'uva del
Nebbiolo.
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Le Strade dei Formaggi Assopiemonte Doc e Igp
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Bettelmat
Beddu
Bra
d'alpeggio DOP
Bra tenero o
duro
Bruss o Bross
Cachat
Caprino di
Rimella
Caprino
ossolano
Castelmagno DOP
Gorgonzola DOP
Grasso D'Alpe
Montebore
Murazzano DOP
Murianengo o Moncenisio
Murtarat
Raschera DOP
Reblochon o Formaggio a Crosta Rossa
Robiola
di Roccaverano
Testun
Toma del Maccagno
Toma piemontese
Valcasotto
Visita anche...
Prodotti tipici
Vini
piemontesi |
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Bettelmat
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Formaggio prodotto nella Val d'Ossola,
molto simile alla Fontina (viene prodotto soprattutto a oltre 2000 metri
all'alpe Bettelmatt, accanto al ghiacciaio di Gries).
Si dice che il gusto particolare abbia
origine da un'erba di cui si cibano le mucche, la mottolina, benché sia
il pascolo nel suo complesso a avere pregiate qualità organolettiche.
Il Bettelmat viene prodotto solo nei mesi estivi, con una tecnica simile
a quella del gruyère. E' a pasta semicotta o cotta, untuosa, con una
leggera occhiatura, di colore giallo oro o paglierino; viene
stagionato3-4 mesi. Si presenta in forme rotonde di diametro di 30-40 cm
e di peso di 5-7 kg.
Il territorio specifico di produzione è
l'alta Val Formazza, sull'Alpe omonima, il comune di Formazza (Novara),
al confine con la Svizzera.
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Beddu |
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Formaggio
semimagro a breve stagionatura ottenuto dal latte vaccino di una sola
mungitura, lasciato riposare 12 ore nelle caldaie di rame. Ha forma
cilindrica a scalzo basso. Si consuma fresco o dopo 5-6 giorni quando si
copre di una patina paglierina (camisa); la pasta bianca ha sapore
delicato e conserva gli aromi delle essenze foraggere di montagna. Il
Beddu è messo in vendita al mercato di Biella direttamente dai
produttori. |
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Bra
d'alpeggio DOP
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Il Bra d'alpeggio non presenta differenze
sostanziali dalla versione di pianura se non per l'uso di strumenti e
tecniche più rudimentali.
Il latte proviene da vacche di razza
piemontese, allevate in piccole stalle, mediante foraggi locali. La
scrematura del latte della mungitura, ad esempio, avviene lasciandolo
riposare una notte nei tradizionali bacili di rame stagnato. La
temperatura di coagulazione è leggermente più alta e viene raggiunta
tramite fuoco a legna aperto.
Viene prodotto solo nel periodo
estivo, quando le mandrie sostano in montagna, da giugno ad ottobre. La
crosta e la pasta si presentano simili alle versioni tenero o duro della
produzione di pianura, come anche le dimensioni e il peso.
Il territorio comprende i comuni della
provincia di Cuneo classificati montani ai sensi della legge specifica. |
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Bra
tenero o duro DOP
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Questo formaggio semigrasso prende il
nome dalla città di Bra, in passato il centro per eccellenza per la
stagionatura e il commercio dei formaggi prodotti sulle alpi cuneesi.
Ha origini remote, si è chiamato
nel tempo "formaggio di Bra", "nostrale",
"grana" o anche semplicemente "formagg". Il Bra
tipico è prodotto nei caseifici di pianura coagulando latte vaccino di
due mungiture giornaliere, con eventuali aggiunte di una piccola
percentuale di latte ovi-caprino, generalmente pastorizzato, con caglio
liquido di vitello.
Il formaggio si presenta in forme di
30-40 cm di diametro e 6-8 kg di peso, con una pasta compatta,
leggermente occhiuta, elastica, di colore variabile dal bianco sporco al
paglierino per il tenero, di colore giallo ocra per il duro. La crosta
è sottile, elastica, di colore bianco paglierino per il tenero; dura,
marrone o beige per quello più stagionato. Ha un gusto lievemente
piccante quando è tenero, più piccante quando è duro: quest'ultimo
tipo viene in genere usato grattugiato.
Il Bra, secondo la tradizione, era in
Liguria, fino a qualche decennio fa, il formaggio di rigore per la
preparazione del pesto alla genovese.Il territorio di produzione si
estende a tutta la provincia di Cuneo e al territorio di Villafranca
Piemonte in provincia di Torino. |
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Bruss
o Bross
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Il Bruss non è un formaggio, ma una
preparazione casearia per lo più casalinga, nata dall'esigenza di
utilizzare gli avanzi dei formaggi.
Si presenta come una pasta cremosa,
spalmabile, che varia dal bianco avorio al paglierino. Il "Grande
dizionario piemontese-italiano" del cavalier Vittorio di
Sant'Albino (dell'inizio dell'ottocento), lo definisce "specie
di cacio fortissimo, fatto con altro cacio vecchio ed assai fermentato,
impastato nell'acquavite, con burro e alcune droghe, che poi si chiude e
si conserva in iscatolette".
La tradizione vuole che si mettano in un
recipiente di terracotta i resti di vari tipi di formaggi, che si
aggiunga della grappa, si mescoli (esistono anche per questo riti
magici, un certo numero di giri a destra e a sinistra) e si lasci
fermentare a lungo la crema che ne esce. E' sempre più difficile
trovare questo tipo di Bruss, spesso si trova un prodotto meno forte,
senza grappa (a volte con vino bianco), a base di robiole.
C'è chi sostiene che il nome derivi
dalla traduzione piemontese di "bruciare"; tale può essere la
sensazione al palato di chi assaggia un Bruss molto piccante.
Moltissimi ristoranti offrono il Bruss in
menù, è tuttavia un prodotto tipico delle zone prealpine o dell'Alta
Langa. Lo si può trovare tutto l'anno, anche se la stagione migliore è
il tardo inverno o la primavera.
Se il gusto è particolarmente forte ci
vuole un vino che sia all'altezza. Ottimi i rossi tradizionali come il
Barolo, il Nebbiolo, la Barbera, anche
se molti conoscitori lo accompagnano con un Moscato
o un passito.
E' ancora vivo qua e là un curioso modo
di dire piemontese: "Mac l'amor a l'é pi fòrt che
'l bros", soltanto l'amore è più forte del Bruss. |
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Cachat
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E' un prodotto a base di latte caprino e
formaggio caprino, che ricorda il Bruss, benché abbia una maggiore
componente aromatizzata e maggiore equilibrio di sapore.
Si ottiene mescolando, in appositi
contenitori di vetro o di terracotta, pezzi di formaggio di capra
ricavati da forme imperfette o avanzate, ma non difettose, con latte di
capra appena munto.
Dopo una ventina di giorni di
fermentazione si aggiunge del distillato di ginepro e in certi casi un
infuso a base di porri. Quindi viene sigillato e conservato in ambienti
freschi. Si presenta come una pasta morbida, di colore bianco latte.
Il territorio di produzione è la Valle
Stura, in provincia di Cuneo. |
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Caprino
di Rimella
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Questo prodotto fa parte del grande
gruppo dei caprini prodotti nel nord Italia, non riconducibile ad
un'area ben precisa; generalmente si tratta di piccole produzioni
destinate al consumo locale.
Viene prodotto con caglio di vitello,
quando è destinato al consumo fresco, con quello di agnello se si vuole
stagionarlo per esaltarne il sapore.
Si presenta con una crosta appena
accennata, di colore bianco - bruno quando è fresco, marrane chiaro
quando è stagionato; all'interno la pasta è compatta, morbida,
spalmabile quando è fresca.
Le tome hanno un diametro di 8-9 cm e
pesano 200-300 gr.
Il territori di produzione è la Valsesia
e il comune di Rimella in particolare.
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Caprino
ossolano
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In passato la produzione di formaggi
caprini era molto sviluppata nella Val d'Ossola, poi è stata
progressivamente abbandonata fin quasi all'estinzione. Solo da pochi
anni sono nati nuovi allevamenti che hanno permesso una buona ripresa.
E' un formaggio che non si differenzia
molto dagli altri caprini di montagna. Viene prodotto da marzo novembre,
lasciando acidificare e raffreddare il latte crudo di capra sino a 18-20
gradi.
Ha una crosta chiara, giallo paglierino e
una pasta morbida, compatta, anch'essa chiara. I tomini hanno un
diametro di 10-15 cm e un peso di 50-200 gr.
Il territorio di produzione è
rappresentato dai comuni di Domodossola, Varzo, Val Vigezzo.
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Castelmagno
DOP
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E' tra i migliori prodotti caseari del
Piemonte, un mito per gli estimatori, appartiene alla famiglia degli
erborinati e prende il nome dal comune di Castelmagno, dove si produce
da tempi antichissimi. Le sue stesse origini sono avvolte nella
leggenda, prima fra tutte quella legata al nome, che potrebbe derivargli
dal santuario di San Magno, costruito in memoria di un soldato romano
martirizzato sulle montagne circostanti, oppure dall'imperatore Carlo
Magno, grande estimatore. In
realtà le prime forme vennero prodotte nel XII secolo, mentre una
sentenza del 1277 stabilì che il marchese di Saluzzo ne ricevesse in
pagamento di un canone annuale. Sempre nel 1200 il possesso di alcune
forme di Castelmagno fu pretesto per una guerra tra Cuneo e Saluzzo,
guerra che durò - si racconta - trent'anni, uno per ogni forma di
formaggio contesa. Cinque secoli più tardi un decreto di Vittorio
Amedeo II di Savoia ordinerà "la regalità di rubbi nove di
formaggio" e nell'Ottocento il Castelmagno comparirà nei menù dei
più prestigiosi ristoranti d'Europa. Le due grandi guerre con il
conseguente spopolamento delle valli, ne misero in pericolo la
produzione, che fortunatamente è ricresciuta negli ultimi decenni, fino
a raggiungere la denominazione d'origine protetta nel 1996, sancendo il
legame esclusivo del formaggio con i tre comuni di Castelmagno,
Pradleves e Monterosso Grana, piccoli paesi della parte medio-alta della
Valle Grana, in
provincia di Cuneo.
Nasce dal latte vaccino di due mungiture
successive, con piccole aggiunte di latte ovino e caprino. Al termine
della lavorazione le forme vengono fatte maturare all'interno di grotte,
dove alcuni praticano la foratura, come per il Gorgonzola, per favorire
la diffusione delle muffe.
A quanto si dice, il gusto inconfondibile
deriverebbe da una particolare erba ("evax" o "eves"),
propria della zona di produzione.
Si presenta con una crosta liscia,
paglierina, quando è giovane, rugosa, dura, marrone, quando è
stagionato. La pasta è semidura, di colore bianco perlaceo, con la
maturazione si screzia di venature blu - verdastre. Le forme hanno un
diametro di 15-20 cm e pesano 2-7 kg.
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Gorgonzola
DOP
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E' il più celebre tra i prodotti caseari
piemontesi. Se ne hanno notizie che risalgono al settimo secolo e
nacque, probabilmente, a cavallo del Ticino, lungo la strada delle
transumanze. Oggi il centro di produzione è nel novarese, mentre il
nome gli viene dalla cittadina lombarda di Gorgonzola. E' stato
riconosciuto con legge del 1955: c'è un consorzio di tutela del
Gorgonzola con oltre cento soci, infatti ogni forma deve essere
marchiata.
La leggenda dell'invenzione del
Gorgonzola è legata alla sbadataggine di un pastore, che, senza avere
gli arnesi adatti alla lavorazione del latte, mise la cagliata ricavata
dal poco latte delle mucche stanche (stracche) dal viaggio in un
recipiente di fortuna. Quando, dopo qualche mese, tornò all'alpeggio,
trovò quel poco latte trasformato in uno stracchino modificato dalle
muffe, particolarmente piccante e appetitoso. Il prodotto venne subito
apprezzato e poiché era nato nei pressi di Gorgonzola ne prese il nome.
Appartiene alla famiglia degli erborinati,
così detti perché screziati dal verde delle muffe: al latte vaccino si
aggiungono spore di Pénicillium, fermenti lattici e caglio di
vitello. Il prodotto esiste in due versioni: quella "dolce",
ormai diffusa su tutte le tavole italiane, quella "piccante" o
"naturale", più rara, benché sia la ricetta originale, a
causa del gusto più forte, poco indicato per il gusto medio dei
consumatori.
Si presenta con una crosta ruvida, umida,
tendente al rossiccio quando è matura; all'interno la pasta è di
colore bianco, screziato di verde blu a causa delle muffe, più o meno
cremosa a seconda della stagionatura. Viene usato in mille modi nella
cucina piemontese: dal semplice spuntino con del pane che ne esalta il
sapore inconfondibile, all'abbinamento con la mostarda d'uva;
senza dimenticare che il Gorgonzola è da sempre l'elemento immancabile
come condimento della polenta, magari accompagnato da un buon vino
rosso invecchiato.
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Grasso d'Alpe |
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E' un
formaggio prodotto nelle Valli dell'Ossola, in particolare presso
l'alpeggio di Monscera in Val Bognanco. Formaggio grasso e tenero,
prodotto con latte intero di mucca si consuma dopo una stagionatura di
circa 70 giorni. Le forme hanno una crosta compatta e chiara con una
pasta giallina consistente e occhiatura leggera. Viene prodotto in
alpeggio, da luglio a settembre.
Il Grasso d'Alpe può essere gustato durante una cena a base di
preparazioni tipicamente ossolane, può in alternativa accompagnare le
merende nostrane, assieme al pane nero di Coimo, ad altri salumi e
formaggi nostrani e ad un buon bicchiere di vino locale. Ottimo ed
indispensabile per piatti quali i tortelli walser, la Pratähäpfla,
gustosa preparazione formazzina a base di patate, cipolle e grasso
d'alpe, o gli stracci alla vigezzina, pasta fatta a mano, tagliata a
pezzi di forma diseguale e condita con burro.
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Montebore |
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Raro formaggio della Provincia di
Alessandria: il Montebore, dall'omonima frazione del paese di Dernice,
in Val Curone.
Già conosciuto nel XII secolo, esportato per secoli in Liguria e
Lombardia, questo formaggio ha conosciuto un periodo di abbandono fino a
pochi anni addietro, quando è stato riscoperto grazie anche
all'interessamento di Slow Food, che ne ha fatto uno dei protagonisti di
Cheese '99.
Una fama meritata, peraltro, per l'originalità di questo formaggio a
latte crudo dalla forma unica (un tronco di cono a gradoni, modellato
sul rudere del castello del paese), composto al 75 % di latte vaccino di
razza tortonese e al 25 % di latte ovino di razze miste. Il sapore
antico del Montebore può essere gustato fresco, semi-stagionato (15
giorni) o da grattugia.
Il recupero di questo prodotto ha significato anche un importante
tentativo di salvare le antiche tradizioni agricole della zona,
rivitalizzando i pascoli e cercando di preservare la preziosa razza
bovina tortonese ridotta a poche decine di esemplari.
Vale la pena visitare queste splendide valli al confine con la Liguria,
alla ricerca dei prodotti tipici. |
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Murazzano
DOP
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Formaggio cuneese a denominazione
d'origine controllata, prodotto nella zona di Murazzano, nell'Alta Langa;
è uno dei componenti più pregiati della famiglia delle Robiole
piemontesi.
In origine era ottenuto da latte di
pecora, oggi la versione originale è sempre più rara, poiché la legge
di disciplina consente l'uso di un 40% di latte vaccino. E' prodotto in
piccole forme cilindriche di 10-15 cm di diametro, pasta morbida e
consistente; la crosta e molto sottile e stagionando assume un
caratteristico colore rossiccio. Da questo colore sarebbe venuto il nome
"rubeola", quindi robiola.
Il Murazzano è tipico da tavola; spesso
viene servito con pepe e olio extravergine di oliva; lasciato
invecchiare può essere grattugiato.
Il Murazzano Dop deve essere avvolto
nella caratteristica carta triangolare con su impresso il marchio del
Consorzio.
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Murianengo o Moncenisio |
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Il
Murianengo è un formaggio vaccino erborinato – come il Gorgonzola e il
Castelmagno – di cui si hanno notizie dall’XI secolo sull’altopiano
valsusino del Moncenisio e nell’adiacente vallata savoiarda della
Maurienne. Il latte, di norma intero e di vacche di razza Valdostana, è
addizionato con caglio in pasta o liquido: la cagliata viene rotta in
frammenti grossi come una nocciola. Si raccoglie poi la massa in un telo e
la si lascia fermentare per 24 ore. Si mescola la vecchia cagliata con
parte della nuova, la si pone nelle fascere, si sala a secco e si aumenta
via via la pressione. Dopo 20 giorni le forme vanno in cantina dove
vengono forate e restano tre mesi a completare il naturale sviluppo delle
muffe. Il Murianengo ha crosta ruvida, di colore dal giallo al rossastro,
e pasta morbida ma compatta, di colore paglierino screziato da muffe, che
con la maturazione tende ad asciugarsi
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Murtarat |
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Formaggio
stagionato e aromatico da gustarsi a scaglie, preparato con latte intero,
cagliato e asciugato per 2 giorni e quindi impastato a forma di palla con
sale, pepe, aglio e peperoncino avvolto in telo di canapa e messo ad
asciugare, per un periodo che varia da 2 a 6 mesi. Si conserva per più
anni, assumendo un sapore sempre più "esplosivo", da cui il nome "murtarat"
(mortaretto). Il murtarat viene attualmente prodotto solo da un'azienda
agricola di Occhieppo Inferiore.
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Raschera
DOP
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Formaggio delle montagne cuneesi,
prodotto per lo più sulle Alpi Marittime attorno a Mondovì e in
particolare sulle pendici dell'Alpe Raschera. E' uno dei grandi formaggi
piemontesi, riconosciuto a denominazione d'origine. Si produce con il
latte vaccino, con la possibilità di aggiunte di latte ovino o caprino,
di una o due mungiture giornaliere, preferibilmente crudo e proveniente
da animali di razza bruno - alpina o piemontese.
Il Raschera ha crosta grigio - bruna, che
può presentare tracce rossastre con la stagionatura. La pasta è di
colore avorio, elastica, con piccoli occhi irregolari e presenta marcati
sentori di foraggio e latticello. Da giovane è formaggio quasi dolce;
con la stagionatura tende leggermente al piccante.
Si presenta con forme cilindriche di
30-40 cm di diametro, o parallelepipedo di 40 cm di lato e un peso di
circa 5-8 kg. Per differenziarsi dalla varietà d'alpeggio la forme sono
avvolte in una carta di colore verde (gialla per la versione
d'alpeggio).
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Reblochon o Formaggio a
Crosta Rossa |
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E' un
formaggio dalla pasta morbida di latte intero di vacca che va gustato a
media stagionatura (a 20/40 giorni dalla fabbricazione). Prodotto con
latte vaccino intero, ha forma cilindrica col diametro di circa cm 12,
la crosta e' sottile di colore rosaceo o scura. La pasta e' morbida, a
volte con leggere occhiate, di colore giallo paglierino.
E' prodotto nelle Valli di Susa e Canavese con materiali tradizionali
(legno e stagionatura in grotte naturali).
La Provincia di Torino, la Regione Piemonte e le Comunita' montane
dell'Alta e Bassa Valle di Susa e Valli di Lanzo hanno promosso uno
studio, che e' in atto, per la caratterizzazione e la valorizzazione di
questo prodotto.
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Robiola
di Roccaverano
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Questo formaggio è prodotto con latte di vacca fino ad un massimo
dell'85 %, cui viene aggiunta una percentuale di latte caprino o ovino.
Un tempo era fatto esclusivamente di latte caprino, infatti i produttori
stanno portando avanti una richiesta per veder riconosciuta una versione
"classica" della Robiola, appunto prodotta solo con latte
caprino, secondo tradizione.
E' un formaggio tipico della zona di Roccaverano,
nella Langa Astigiana, ma
se ne produce anche nelle zone vicine dell'Alessandrino. In particolare
è prodotto nei comuni di Bubbio, Cessole, Loazzolo, Mombaldone,
Monastero Bormida, Olmo Gentile, Roccaverano, San Giorgio Scarampi,
Serole e Vesime in provincia di Asti; Castelletto d'Erro, Denice,
Malvicino, Merana, Montechiaro d'Acqui, Pareto, Ponti, Spigno e Cartosio
in provincia di Alessandria.
La Robiola di Roccaverano è l'unico
formaggio italiano a base di latte caprino ad avere il marchio DOP, a
testimonianza dell'antichissima usanza di utilizzare il latte di capra
nella zona del Piemonte dove è prodotta.
Presenta una pelle sottilissima di colore bianco avorio, tende al
paglierino se stagionata, con striature rossicce. La pasta è fresca,
tenera e compatta. E' prodotta in forme tonde del diametro di 10-14 cm e
del peso di 300-400 gr.
Viene consumato come formaggio da tavola tal quale o abbinato al miele e
alla mostarda d'uva; in alcune
zone viene conservato in albanelle con olio e sale, o anche conciato con
erbe aromatiche.
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Testun |
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Testun:
parola piemontese che tradotta in italiano significa "testa grossa" o
"testa dura", ed infatti il nome di questo formaggio deriva proprio
dalla sua particolare durezza.
Viene usato latte crudo ovino e leggermente allungato con latte vaccino
o caprino. La pasta di color bianco-bruna é leggermente granulosa e
lievemente erborinata, mentre la crosta risulta essere sottile anch'essa
giallo bruna. La forma di questo prodotto è cilindrica con dimensioni
variabili dai 5 ai 7 Kg. Diametro di 30 – 35 cm, scalzo diritto, rigato
alto 8 – 10 cm.
La crosta è rigata, di colore giallo, ma dopo qualche mese di
fabbricazione diventa più scura. Zona di produzione: La zona di
provenienza del latte e di trasformazione in formaggio corrisponde al
territorio a sud della provincia di Cuneo, nell’area del Monregalese, ed
alla Valle Erro (AL)
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Toma del
Maccagno |
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Il formaggio prediletto dalla Regina
Margherita è un cru d'eccellenza della toma della montagna biellese e
vercellese e prende il nome dall'Alpe omonima.
Questa toma di montagna si prepara facendo riscaldare il latte crudo
fino a una temperatura di 37 gradi e aggiungendo caglio liquido di
vitello; dopo circa 2 ore la cagliata viene rotta in grumi minuscoli e
tutto l'impasto viene lasciato riposare sul fondo della caldaia. Questa
operazione serve per far fuoriuscire il siero.
La massa asciutta viene raccolta in un telo bucherellato e messa nelle
apposite fascere dove resta per 24 ore. Le forme vengono ora salate,
ripulite e collocate nei locali di stagionatura (4 settimane ripetendo
periodicamente bagni nella salamoia).
La crosta è spessa e ruvida con un colore che varia dal giallo
paglierino al marrone, mentre, la pasta è morbida, compatta di colore
giallo ambrato/paglierino.
Prodotto nell'Alta Valle Stura (CN). |
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Toma piemontese DOP |
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Il Toma Piemontese
è un formaggio semicotto, prodotto esclusivamente con latte di vacca. Si
individuano due tipologie: la prima ottenuta con latte intero; la
seconda, con latte parzialmente scremato, che prende il nome di
"semigrasso". Presenta una doppia marchiatura: quella di origine, fatta
al termine della produzione e quella di qualità, consistente in una
etichetta cartacea, apposta prima della vendita.
L'etichetta cartacea presenta un'immagine stilizzata di una bovina in bl
e, in bianco, la scritta "Toma piemontese" entro una corona circolare
esterna tricolore verde, bianca e rossa. Il marchio è stampato al centro
di un'etichetta bianca delimitante una fascia anulare che può essere
personalizzata dal produttore. Compaiono inoltre il numero di
identificazione dello stabilimento, il riconoscimento della
denominazione di Origine del 10 maggio 1993 e il riconoscimento DOP del
1 luglio 1996, e l'eventuale scritta "latte crudo".
Il formaggio a pasta morbida ha una forma cilindrica a facce piane, uno
scalzo di 6-12 centimetri, leggermente convesso e un diametro di 15-35
centimetri. Il peso è tra i 2 e gli 8 chili. La crosta del tipo "latte
intero" si presenta liscia ed elastica. Il colore è paglierino
chiaro-bruno rossiccio. La pasta ha un colore bianco paglierino con
occhiature diffuse e minute. Il sapore è dolce e gradevole, l'aroma è
delicato. Il Toma Piemontese del tipo semigrasso ha una pasta semidura,
una forma cilindrica a facce piane, lo scalzo è di 6-12 centimetri,
leggermente convesso, il diametro di 15-35 centimetri. La crosta è
rustica e poco elastica, il colore è paglierino carico-bruno rossiccio.
La pasta ha colore bianco paglierino con un'occhiatura minuta. Il sapore
è intenso e aromatico.
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Valcasotto
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Il Valcasotto è un ottimo formaggio di
montagna, purtroppo molto raro, è ottenuto da latte vaccino intero,
assieme a piccole percentuali di latte ovino e caprino.
Presenta una crosta molto sottile quando
è fresco, mentre diventa marrone e rugosa, con segni di muffe
rossastre, se molto stagionato. La pasta è tenera, di colore bianco
avorio o paglierino, diventa più cremosa se è stagionato. Le tome sono
rotonde, con diametro di circa15-20 cm e arrivano a pesare 1 kg.
Il territorio di produzione si estende a
tutta l'alta Valle del Tanaro, in particolare sugli alpeggi al confine
con la Liguria.
Bibliografia
Formaggi:
*
"Formaggi d'Italia",
Slow Food Editore.
*
S. DOGLIO, Il dizionario di gastronomia piemontese,. Daumerie
Editrice.
*
"Le strade del gusto". La Stampa, Slow Food Editore.
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