Home Leggende popolari Leggende dal cuneese
Leggende dal cuneese PDF Stampa E-mail
Leggende popolari

Pubblichiamo in questa pagina le  leggende che ci sono state inviate

dai ragazzi della 1^ A  della scuola media Immacolata di Cuneo.

Cogliamo l'occasione per ringraziare i ragazzi ed i loro professori
per la gentile collaborazione.


I piedi della regina Giovanna

Veniva dal Regno di Napoli, la regina Giovanna d’Angiò, con il suo bagaglio di contrastanti esperienze, voglie inappagate e mistiche esaltazioni, sfrenate passioni e pungenti rimorsi.
A sedici anni si era sposata per la prima volta con Andrea d’Ungheria strangolato nel suo letto da un gruppo di feroci congiurati, uno dei quali, Luigi di Taranto, conduceva dopo poco all’altare la giovane vedova. Costretta a fuggire dall’Ungheria, per evitare le vendette del cognato, Giovanna tornò a Napoli, per riprendere ben presto il suo peregrinare irrequieto. Maritata in terze nozze con Jacopo d’Aragona ed in quarte con Ottone di Brunswich, vide morire anche quelli, senza che la nascita di un figlio risolvesse la questione ereditaria, che doveva esserle tanto funesta. Ella scappò e si rifugiò su alcuni colli. Girava per il mondo per cercare una dimora fissa. Fu così che arrivò a Boves. Si era da poco trasferita in un castello vicino al Bec D’Arnostia,  quando,  nel paese si verificò una tremenda carestia. Gli abitanti della città pensarono subito che fosse stata lei la causa di ciò e,  molto garbatamente,  decisero se sarebbe potuta andare ad abitare da un’ altra parte perché la gente continuava a morire. Ella rispose che si sarebbe ritirata da un’altra parte solamente se le avessero procurato un paio di scarpe a lei adatte. I cittadini bovesani accettarono. Provarono scarpe di tutti i tipi, ma con nessuna ebbero successo. Infatti, la regina Giovanna teneva sempre i piedi nascosti sotto lunghi abiti e per provare le scarpe che le portavano gli abitanti si ritirava nella sua camera, Così non si aveva la minima idea di quale forma potessero avere i suoi piedi. Una sera, mentre la regina dormiva,  una delle sue serve la ingannò in cambio di denaro e mise della farina ai piedi del letto. Così, quando la regina si alzò,  lasciò le sue impronte sulla farina. Potete immaginare lo stupore degli abitanti di Boves quando videro che sulla farina vi erano le impronte di una gallina! Prepararono allora le scarpe adatte e gliele portarono. La regina si sentì tradita,  ma, fedele alla promessa fatta,  lasciò il castello e la terra di Boves che fu così liberata dal morbo.

Fonte : insegnante della scuola elementare di Fontanelle di Boves .
Autrici: Silvia Osenda,  Biancagiuglia Tovoli


Il pilun gambalasa

C’era una volta, tanto tempo fa, un uomo che stava passeggiando per le vie di Peveragno. Un lupo lo sbranò e lasciò solo una gamba. Quando gli abitanti videro la gamba vicino al pilone lo chiamarono “IL PILUN GAMBA LASA” (= il pilone della gamba lasciata).


LA BISALTA

C’era  una  volta  un uomo che  stava bevendo a un’ osteria. Quando ritornò  a casa non vide più la strada, perché era tutto buio . Allora disse: - Darei anche la mia anima  al diavolo, per tagliare quella montagna! Così si vedrebbe la strada! - Quando il diavolo sentì queste parole gli apparve davanti e gli disse:-sono d’accordo. Tu mi dai la tua anima ed io ti taglierò la montagna. Però, prima, devi firmare il contratto - Mentre i diavoletti cominciarono a scavare la montagna, il diavolo fece firmare il  contratto all’uomo. Costui era analfabeta. Quindi firmò con una x, cioè una balla croce. Il diavolo si spaventò e scappò. Da quel giorno nacque la Bisalta.

Marta e Paola.
Fonte: Abitanti di S. Giacomo di Boves, ai piedi della Risalta.


ADDIO  AL  VINO

Viveva, un sacco d’ anni fa, a un tiro di balestra da Moiola, minuscolo paese della Valle Stura, un montanaro. Per campare faceva il boscaiolo e, siccome era un due metri d’uomo forte e lavoratore come pochi, tirava avanti bene. E meglio ancora se la sarebbe passata se non avesse tanto amato il vino. Era il suo debole ed era così forte che lo portava ogni sera all’osteria da cui usciva, due pintoni più tardi,farfugliando un mucchio di cose senza senso. Il mattino seguente si vergognava come un ladro e, rinsavito, giurava e spergiurava che non avrebbe mai più assaggiato un goccio di vino, ma eccolo la sera stessa di nuovo nella bettola in compagnia dei soliti pintoni. Finalmente dopo una sbronza che l’aveva intronato per due giorni decise di piantarla lì con le osterie e, salutati i compagni, prese a salire la valle. Tanto camminò che si lasciò dietro con le taverne anche l’ultimo casolare. Allora si fermò lungo il fiume e,  dando per sempre l’addio al vino, costruì la sua casa. Questa fu la prima di un nuovo paese: Vinadio che, secondo la leggenda , trae il suo nome proprio a quell’ addio.

TRATTO DAL LIBRO ULTIMI FALO’ -  GABRIELE MINARDI

EDIZIONE GRIBAUDO ANNO1977


L’OROSCOPO

Nel 1630 Carlo Emanuele I di Savoia era a Savigliano col suo esercito per combattere i francesi perché avevano invaso le terre del marchese di Saluzzo . Non lo sfiorava, malgrado l’età, la guerra e l’estendersi della pestilenza per la penisola, né il pensiero della morte. Anni prima, sulla via di Gerusalemme , un astrologo gliela aveva predetta. Lui la credeva lontana e non se ne curava. Il 23, ebbe una violente febbre e dolori, dovette stare a letto nel palazzo Cravetta. I medici gli diagnosticarono una pleurite e lo curarono senza ottenere risultati. Il Duca, confidando nell’oroscopo, era convinto di guarire. Infatti pensava che la sua ultima ora sarebbe giunta in Terra Santa, non nelle sue terre. Il terzo giorno, folgorato da una triste idea, domandò in che via  sorgesse il palazzo che l’ospitava. Gli fu detto: via  Gerusalemme! In piedi vi moriva, dopo essersi comunicato, poche ore dopo.

Tratto dal libro : l’ultimo falò, edizione Gribaudo , fatte da Gabriele Minardi.


IL COLLE DEL PRETE

Poco lontano da Sampeyre alza i suoi 1758 metri il colle del prete.nQuesta è la sua storia. Un’estate tornando al paese per trascorrer alcuni giorni con la vecchia madre, un giovane sacerdote salì fino al colle in cerca di stelle alpine. Dopo aver camminato lungo per il pianoro verde capitò vicino all’ultima capanna che sorgeva in mezzo. Da questa, prima che bussasse per un po’ d’ acqua,saltò fuori un ladrone che, senza nemmeno lasciargli il tempo di raccomandare l’anima a Dio, lo stese con due colpi di coltello. Derubatolo del poco che aveva, lo seppellì accanto alle pietre del tugurio e se ne andò lontano, per sempre. Da quel giorno una voce irata e profonda cominciò a correre per il colle e a domandare a chiunque vi transitasse chi fosse. Chi rispondeva subito poteva continuare indisturbato la strada; chi, invece, per paura o per altre ragioni, tardava, non riusciva più a muovere un passo; rimaneva ancorato al terreno come una pianta fino alla risposta. E maggiore spavento ancora coglieva chi attraversava il colle di notte, perché la voce era accompagnata da una fiammella, che si ingigantiva minacciosa nella figura del prete assassinato. E proprio una notte passò di lì il nipote del ladrone. Subito, mentre una voce dura gli domandava chi fosse, la fiammella gli fu davanti, s’ingrandì, e si trasformò nell’ immagine del sacerdote. L’uomo, smarrito per lo spavento, non riuscì a spiaccicare neanche una parola. Poi, balbettando, disse chi era. Nel buio un fulmine lo colpì e l’uomo s’accasciò per terra, folgorato. Da quel giorno sul colle più nessuno udì la voce ed anche la fiammella sparì per sempre.

TRATTO DA :  ULTIMI FALO’ DI GABRIELE MINARDI.


Il ponte creato da un drago

Una volta a Villafaletto, un paese molto tranquillo, venne un drago con sette teste. Quel drago veniva ogni giorno al paese e voleva una persona da mangiare. Il re mando’ un messaggio a tutto il mondo, nel quale chiedeva se ci fosse una persona così coraggiosa da uccidere il drago che stava seminando il panico nel suo regno. Questo messaggio arrivo’ in un paese molto povero chiamato vignolo. Un piccolo orfanello senti’ il messaggio,prese la sua spada e parti’ per Villafaletto. Arrivato ando’ dal re e gli disse: “é questo il paese infestato dal drago?” Il re rispose: “si é questo”.

Arrivate le ore 8:00 si presento’ il drago e l’orfanello gli taglio’ la pancia e al posto di uscire sangue usci’ un ponte. I cittadini lo festeggiarono per la morte del drago e per avere creato il ponte di Villafaletto.

Stefano Rossi    Leggenda sentita da mio zio


LA DISFATTA DEI DEMONI

C'era una volta l'uomo: creato, provato e benedetto. L'uomo viveva in cielo con gli angeli, Dio e la natura. L'uomo  si arrampicò sul monte, vide Dio e  gli angeli. Su a Parameglia, dopo aver sistemato le sue cose, l' uomo passava intere ore con Dio. Gli angeli di Parameglia erano molto gentili anche se erano imparentati con quel Lucifero che neanche volevano sentir nominare. Dio si sedeva spesso e volentieri sul grande masso e si metteva a raccontare storie agli angeli e all' uomo e qualche volta cantavano tutti insieme. Ma Lucifero li sentì e, non potendo udire quelle voci, decise di sottrarre a Dio la Pietra Nera. Ci riuscì ma, proprio quando Lucifero era sul punto di scappare, l'uomo e Dio con la loro buona volontà salvarono la pietra e vissero tutti felici e contenti.

TORINO
TRATTO DA TERSILLA GATTO CHANU  leggende e racconti popolari del Piemonte - newton compton  - 1987

Ultimo aggiornamento Mercoledì 14 Maggio 2014 15:54
 

Scorci del Piemonte

orta nascita s francesco_small.JPG

Chi c'è on line

 89 visitatori online