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L'Alessandrino
Bagnato da Tanaro,
Bormida e Orba, il territorio alessandrino è connotato da pianura e
morbidi rilievi che compongono uno scenario dominato dagli alberi che si
ergono sulle sponde dei fiumi e dalle geometrie delle coltivazioni.
Vestigia di borghi e fortificazioni rimandano all’epoca antecedente la
nascita del capoluogo incuneato tra Liguria, Lombardia ed Emilia, al
centro del triangolo industriale che ha ai suoi vertici Genova, Milano e
Torino.
Ai castelli, nei dintorni del capoluogo, si sono aggiunte numerose ville e
dimore di campagna immerse in un paesaggio che alterna campi a vigneti,
dando origine a borghi e frazioni: tra queste la più nota è Marengo.
Qui Napoleone, allora Primo Console, vinse in un’epica battaglia gli
austriaci.
Era il 14 giugno del 1800, una data che da alcuni anni viene ricordata la
seconda domenica di giugno con una rievocazione internazionale in costume
proprio a Marengo dove è stato eretto un museo napoleonico e ancora sorge
il platano sotto il quale si sarebbe riposato il futuro imperatore.
Terra di castelli, l’Alessandrino, ha in Piovera uno degli esempi
più belli: il maniero a pianta quadrata con torri cilindriche agli angoli,
inespugnabile fortificazione dei Visconti, divenne poi dimora nobiliare.
Un altro castello, quello dei Ghilini, conferma le antiche origini del
paese di Castelceriolo.
Storia e leggenda s’intrecciano nei boschi della Fraschetta, a Spinetta
Marengo, dove si vuole trovasse nascondiglio il bandito Majno, autore di
una rapina al treno sul quale Pio VII si stava recando a Parigi per
l’incoronazione di Napoleone.
Pregevoli affreschi raffiguranti le gesta di Lancillotto sono venuti alla
luce dal restauro dell’antica torre di Frugarolo.
Nella pianura che si estende verso Novi Ligure, alternata da campi e
insediamenti industriali, si trova Bosco Marengo.
Paese antichissimo e d’origine di papa Pio V, Bosco Marengo
del pontefice conserva ancora la casa natale.
E fu proprio Pio V a volere la costruzione del grande complesso domenicano
di Santa Croce dove si trovano pregevoli dipinti di Giorgio Vasari e il
mausoleo, mai usato, per le spoglie del pontefice che rimasero invece a
Roma.
Ricca di fascino è la chiesa romanica della Trinità da Lungi a
Castellazzo Bormida, antico borgo fortificato delle cui origini rimane
soltanto più una torre delle dodici originarie.
Storia ancora più antica per Villa del Foro, borgo sulla via Fulvia,
abitato prima che dai romani, dai liguri statielli e dai galli. Divenne
municipio tra il 125 e il 123 a.C. per volere del console Fulvio Flacco.
Oggi ospita un parco archeologico ed è sede di un’annuale ricostruzione
storica di un villaggio romano nella Gallia Cisalpina.
Terra di storia, area dal paesaggio morbido, ma anche custode di una
cucina assai apprezzata, l’Alessandrino ha in piatti quali gli agnolotti,
i rabaton, i salamini di vacca i piatti tradizionalmente più prelibati
anche se in cucina non poteva mancare un omaggio alla storia napoleonica
come il pollo alla Marengo il piatto che Napoleone avrebbe mangiato il
giorno della vittoriosa battaglia.
Forte dei collegamenti stradali e di un nodo ferroviario tra i più
importanti d’Italia per il traffico merci, l’Alessandrino ha visto
svilupparsi negli anni insediamenti industriali prima nel capoluogo e pio
nei sobborghi.
E’ il caso del cappellificio Borsalino attorno al quale il
capoluogo, ma anche l’intero circondario ha fondato la sua crescita
dall’Ottocento in poi. E che ancora oggi porta nel mondo l’immagine di
questo territorio.
Il Tortonese
Terra di mezzo tra la
pianura padana e l’Appennino ligure, il Tortonese ha nella sua storia una
sorta di permanente dualismo che lo vede sottoposto al dominio milanese
fino alla metà del ‘700 e fortissimi legami commerciali e culturali con la
vicina Liguria.
Zona di grandi differenze morfologiche e paesaggistiche, vede digradare i
terreni dai vigneti e dai boschi prossimi all’Appennino, fino alle risaie
e alle coltivazioni di pioppi che giungono alla riva del Po. Terra di
mezzo e di confine, ma anche importantissimo snodo di grandi vie di
comunicazione , dalle autostrade alle ferrovie che hanno consentito il
sorgere di attrezzati centri per la logistica e la movimentazione delle
merci in arrivo e in partenza dal porto di Genova e dalle principali città
industriali europee, l’area che ruota attorno a Tortona è una delle più
economicamente sviluppate della provincia.
L’immagine moderna di quest’area non deve far dimenticare le antichissime
origine della città che ne è il fulcro: sorta nel 120 a.C. Tortona,
all’epoca Dertona, all’incrocio tra le vie consolari Postumia e Fulvia,
vide il periodo di massimo splendore nell’età dei Comuni rivestendo, già
allora, un ruolo importantissimo per il commercio.
Saccheggiata e distrutta dal Barbarossa dopo un lungo assedio nel 1155,
Tortona passò via via sempre più sotto la dominazione milanese:
e’ nel 1372 che Gian Galeazzo Visconti edificò il castello, mentre le
fortificazioni maggiori sono opera di Ferrante Gonzaga.
Nel 1738, con i Savoia, Tortona diviene strategica piazzaforte militare.
Nell’ottocento vede il fiorire di nuove vie di comunicazione, soprattutto
ferroviarie, con Alessandria, Milano e Genova.
Importanti tesori artistici, dal Duomo (eretto nel 1574) a Santa Maria in
Canale, la più antica chiesa della città risalente al 1151, fanno di
Tortona, a dispetto di un’immagine piuttosto moderna, un’interessante meta
di percorsi d’arte.
Un’altra tappa d’obbligo, nel segno dell’arte, è Volpedo, il paese
che diede i natali al celebre Giuseppe Pellizza autore del
notissimo Quarto Stato dov’è rappresentata, suggestivamente, la classe
lavoratrice.
Castellania, altro nome noto in tutto il mondo in quanto diede i
natali al Campionissimo Fausto Coppi e ospita, oggi, un museo del
ciclimo in onore dell’indimenticabile Airone: stupendi paesaggi vengono
offerti percorrendo gli itibnerari predisposti sulle strade di Coppi nelle
valli del Curone e del Grue dove vengono coltivati vigneti
dai quali provengono gli ottimi vini dei colli tortonesi.
Un susseguirsi di ristoranti e agriturismi offrono pregiati frutti, dalle
pesche alle mele, coltivate in zona, ma anche piatti che già risentono del
forte influsso lombardo: dai risotti all’agliata, condimento a base di
aglio, mollica di pane e noci pestate.
Preziosissimo tesoro della Val Curone, il tartufo bianco al quale, nel
periodo di raccolta, è dedicata più di una manifestazione.
Il Valenzano
Adagiata sulle rive del
Po e prossima alla confluenza del Tanaro, Valenza è da sempre
località di frontiera verso il resto del Piemonte e la Lomellina.
Per molti secoli nodo di traffici da Genova verso Milano, sotto il dominio
prima dei Visconti e dopo dei Savoia, è oggi considerata la capitale
europea per la lavorazione dell’oro e delle pietre preziose.
La città appare come un moderno agglomerato il cui centro storico gravita
sulla piazza del Duomo e ricorda, nella struttura urbanistica i borghi
contenuti per molto tempo dalle mura difensive, mura che furono abbattute
dall’esercito napoleonico.
Di rilievo oltre il Duomo, costruito su esistente struttura nel 1600 e
dedicato a Santa Maria Maggiore, sono il Centro Comunale di Cultura che
comprende parti del vecchio Municipio, Palazzo Ceriana e Palazzo Pastore
che testimoniano l’importanza di Valenza nell’ Ottocento.
Valenza conta anche tre Musei: la Collezione d’arte orafa presso la villa
Scalcabarozzi, la Collezione d’arte moderna presso il Centro comunale di
cultura e il Museo dell’opera del Duomo.
Sede in primavera e in autunno della Mostra Internazionale Valenza
Gioielli, visitata da operatori stranieri provenienti da tutto il mondo,
che qui vengono ad acquistare gioielli e pietre preziose che le nuove
generazioni imparano a disegnare e realizzare presso il centro di
formazione professionale e la Scuola Benvenuto Cellini.
La Garzaia di Valenza lega ulteriormente la città al Po: istituita trent’anni
fa dalla Regione, tutela la vegetazione del fiume e le specie animali che
vi dimorano: aironi cinerini, nitticore, cavalieri d’Italia, ecc. mettendo
a disposizione dei visitatori il patrimonio dell’oasi naturalistica.
Nei dintorni Bassignana sulle rive del Po e quindi le prime
propaggini del Monferrato con San Salvatore e la sua torre
medioevale e Pecetto di Valenza che diede i natali a Giuseppe
Borsalino, fondatore dell’omonima fabbrica di cappelli di Alessandria
Il Novese e l'Ovadese: Oltregiogo
Alla fine del XVIII secolo moriva anche la gloriosa
repubblica di Genova, annessa dai Savoia; dell’Oltregiogo soltanto
l’Ovadese entrava a far parte del Piemonte, mentre Novi
costituì una provincia nell’ambito della Divisione (regione) di Genova.
Nel 1859 le tre province vennero soppresse e definitivamente aggregate a
quella di Alessandria.
Novi Ligure deve
il suo nome in parte alla leggenda dei nove castelli che sarebbero sorti
tra la valle dello Scrivia e quella del Lemme e, in parte al ricordo del
lungo dominio dei genovesi che si protrasse dal 1447 al 1815.
Cerniera tra il Piemonte e la Liguria, il Novese è un territorio che dalle
estreme propaggini dell’Appennino ligure giunge verso la pianura padana
variando notevolmente il paesaggio: dal verde delle colline boschive al
giallo della pianura coltivata a cereali, passando per le geometrie dei
vigneti.
Terra di antiche tradizioni liguri-piemontesi e attenta custode di
un’economia dalle molteplici sfaccettature: dalle produzioni dolciarie che
hanno portato il nome di Novi in tutto il mondo a quelle siderurgiche
legate a grandi insediamenti industriali e, non ultimo, il settore
vinicolo fiorente nella zona di Gavi grazie all’omonimo vino bianco, da
tempo sulle tavole di tutto il mondo.
Il Novese ha unito la sua immagine, più che mai, alle gesta epiche di
mitici campioni del ciclismo. Non a caso, in onore di Costante Girardengo
e Fausto Coppi, Novi ha meritato il titolo di “Città dei Campionissimi” e
onora la loro memoria con manifestazioni sportive e iniziative
storico-culturali.
Notevoli sono le tracce del passato di città sede di traffici e commerci
anche nell’arte: Novi, sede dal 1626 della Fiera del Cambio dove
arrivavano mercanti da ogni parte d’Europa, conserva pregevoli affreschi e
facciate di edifici storici dipinte, a volte con suggestivi trompe l’oeil,
com’è possibile ammirare nelle centrali via Gramsci, via Roma e in piazza
Dellepiane. A questi tesori Novi ha dedicato un percorso, descritto in una
pregevole pubblicazione, chiamato “I palazzi dipinti”.
Lasciando Novi e salendo verso Gavi già si scorge l’imponente geometria
del Forte con i suoi bastioni, fatto erigere dai genovesi tra la fine del
‘500 e l’inizio del ‘600. Ultimo baluardo della resistenza francese dopo
la caduta di Napoleone, dal 1945 è monumento nazionale ed è visitabile.
Importante sito archeologico, a pochi chilometri da Novi, è Libarna:
citata nella Naturalis Historia di Plinio il Vecchio, venne fondata lungo
la via Postumia che univa Genova ad Aquileia e poi distrutta dai barbari
tra il V e il VII secolo d.C. E’ possibile visitare il sito e ammirare i
resti dell’anfiteatro, delle Terme e del Foro, oltre a tombe e abitazioni.
Paesaggi dal verde intenso e valli tortuose e profonde si possono ammirare
salendo lungo le valli del torrente Borbera, nella quale confluiscono
quelle di Grondona e Spinti.
Ottimi i collegamenti stradali e autostradali che uniscono Novi e il
Novese ai maggiori centri del Nord Italia e fanno di questa zona una porta
sempre più aperta verso l’Europa.
Si chiamano “dolci terre” non solo per
le eccezionali, rilassanti prerogative paesaggistiche, ma anche perché
Novi è un importante polo industriale ed artigianale dell’arte dolciaria.
Costituiscono un itinerario ristretto ma esaltante per le ricchezze
artistiche, enologiche e gastronomiche che le caratterizzano.
Tra tutte le terre di questo itinerario solo Ovada a
partire dal XIII secolo fu sempre e completamente genovese, fino alla
morte non lontana dell’antica Repubblica. Città di mercato, di scambi e di
botteghe artigiane, fu meta costante e privilegiata per l’emigrazione del
popolo della Superba quando i periodi di espansione demografica intasavano
gli angusti spazi della Riviera. Non devono quindi stupire le
impressionanti somiglianze con quella che si può a buon diritto definire
la sua “città madre”. Sorta su una lingua di terra racchiusa tra i
torrenti Orba e Stura, il suo centro antico ha l’aspetto di una grande
nave finita lì chissà come e arenata sulle secche dei due corsi d’acqua:
una sua via si chiama addirittura “dell’àncora”.
Lasciata Ovada si percorre la strada per
Acqui, e appena fuori dalla città
si incontra subito Molare, posto quasi a presidio della valle
dell’Orba e delle colline . Il suo turrito castello medievale è il frutto
di un enfatico “restauro” ottocentesco del D’Andrade, ma è comunque molto
suggestivo, così come il centro storico dove spiccano il palazzo Torrielli
e la chiesa parrocchiale barocca. Proseguendo verso Acqui il panorama si
fa sempre più aperto, con imponenti colline ricamate dalla vigna. Vedute
stupende si hanno da Cremolino, splendidamente dominante con il
vasto castello di struttura prevalentemente cinquecentesca. Da vedere la
suggestiva porta d’ingresso al borgo ed i resti delle fortificazioni.
Nelle vicinanze è l’antico santuario della Bruceta. Cremolino lega da
secoli il suo nome al Dolcetto che qui vanta alcuni dei migliori crus
della zona. Dal paese la strada discende a valle con ampi tornanti
panoramici. Ci si dirige poi a Morsasco, con un bellissimo castello
che fu dei Centurione di Genova. Il centro antico del paese si raggiunge
tramite una delle più caratteristiche porte urbiche che si possono
ammirare nei dintorni. La via centrale del borgo antico conserva ancora
affascinanti strutture di case medievali in pietra . Notevole la
parrocchiale seicentesca decorata da stucchi interessanti e bei quadri.
Nei pressi del paese è da visitare assolutamente l’antichissima pieve
alto-medievale di San Vittore, che conserva strutture protoromaniche dell’
XI secolo ed un affresco trecentesco all’interno. Da Morsasco, attraverso
esaltanti paesaggi si possono raggiungere i paesi di Orsara e di
Montaldo Bormida. Il primo conserva un suggestivo castello seicentesco
con imponente torre medievale. Da Montaldo ci si sposta a Trisobbio.
Dominato da uno svettante castello (in gran parte frutto di restauri
recenti) il paese conserva una forte impronta ligure nell’impianto
urbanistico, nei vicoli attraversati da voltoni, nelle ripide stradine a
scaletta. Piegando verso nord si raggiunge Carpeneto, uno dei paesi
più importanti della zona. Il castello dei Pallavicino è splendido e ben
conservato, dalla mole massiccia e severa alleggerita dalla caratteristica
torre a caditoie, e con ricchi saloni affrescati all'interno. Nel
territorio comunale è situata una vasta tenuta, “la Cannona” che ospita un
attivo centro di ricerche viticole. Le colline di quest’area compatta,
piuttosto elevate ma sempre dolci e rilassanti, si interrompono di colpo
incontrando la stretta valle dell’Orba, precipitando in basso con
incredibili scenari di balze rocciose. Aggrappato ad uno di questi dirupi
è Rocca Grimalda, uno dei paesi più interessanti dell’area per
bellezze ambientali e suggestioni storiche ed artistiche. Molto belli il
castello dall’imponente torrione cilindrico e la chiesa di Santa Limbania
posata come per miracolo sulla roccia strapiombante. Interessante tutto il
centro storico fortificato, da visitare anche per la parrocchiale e per i
due oratori delle confraternite. Rocca ha inoltre saputo recuperare e
valorizzare gli antichi riti carnevaleschi della “Lachera”, un complesso
di danze rituali e simboliche che si ricollega alle antiche “badie” delle
lontane vallate alpine. Dal paese si ridiscende ad Ovada e si passa sulla
riva destra dell’Orba, dove ricominciano straordinari e suggestivi
paesaggi collinari di nuovo profondamente caratterizzati dalle vigne del
Dolcetto e del Cortese. Quasi in faccia ad Ovada è l’eccezionale maniero
di Tagliolo, uno dei più suggestivi, scenografici e romantici castelli
dell’ intero Piemonte (anche se l’attuale fisionomia si deve in gran parte
ai restauri dettati dal revival neo-medievale ottocentesco). I
volumi articolati, lo svettare delle torri, l’alternanza tra il cotto e la
pietra dalle calde tonalità ocra, le caditoie, le merlature, gli ampi
stemmi dipinti che decorano i prospetti esterni, i raccolti cortili, tutto
proietta in un’atmosfera di sogno . Il castello ha un altro merito: nelle
sue cantine si continua a produrre il vino oggi come sette secoli fa. Non
meno bello, e più autentico, romanticamente dominante lo strapiombo
roccioso sul torrente Piota, è il castello di Lerma , dalle forme
imponenti e compatte movimentate da un torrione quadrangolare ed uno
cilindrico, decorato da merli, caditoie e beccatelli di stampo
quattrocentesco. Ai piedi del maniero e della bella parrocchiale
seicentesca si stringe il suggestivo borgo murato medievale. L’itinerario
si conclude a Belforte, posto a presidiare la strada per il mare;
il nome stesso del paese allude alle sue qualifiche difensive, anche se
l’antica fortezza è ormai sparita da tempo, sostituita dal bel palazzo
gentilizio dei nobili genovesi Cattaneo.
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