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Una delle città più belle del
Piemonte
Innumerevoli sono definizioni di Asti
date dagli scrittori che fin dall'antichità romana parlano di essa,
ricordando ora i suoi celebri vini, ora le mura poderose, la ricchezza
dei mercanti e dei banchieri come le conquiste territoriali seguite a
tante guerre vittoriose.
Se ne sta in mezzo alla “sua” terra come un tuorlo nell’uovo. Può essere
il punto d’arrivo in un viaggio di scoperta, ma è meglio usarla come
trampolino di lancio. Perché tutto parte da lei, a cominciare dal nome
della sua piccola patria. Asti è una vecchia signora a cui le rughe del
tempo e di un’esistenza travagliata non sottraggono niente al suo
innegabile fascino, e anzi, a ben guardare lo arricchiscono. Bisogna
superare l’impatto sgradevole delle brutte periferie (per altro uguali
alle brutte periferie di tutte le città d’Italia) che la circondano e la
nascondono, e guardare sempre un po’ più in là e un po’ più in alto: da
una parte ci sono le colline ondulate e dolcissime che la coronano con
discrezione, dall’altra il suo cuore antico dove vive, ancora forte, la
sua anima più vera. Bisogna venirci nelle mattine di Maggio, quando lame
di luce ancora fredda frugano le sue vecchie contrade ombrose e
scontrose; nelle sere tiepide di Giugno, quando schiere di rondoni fanno
festa attorno alle sue torri; nelle notti di Agosto quando
l’insopportabile canicola del giorno si trasforma in un tepore intimo
come un abbraccio; nei crepuscoli piovigginosi di Ottobre che sanno di
cantina, di tartufi e di mattoni vecchi.
La città si è sviluppata non solo in
termini economici, ma anche sotto l'aspetto sociale e culturale, grazie
al concorso di diverse circostanze favorevoli, non ultima la ripresa del
ruolo di capoluogo di provincia, perduto in seguito alla "mutazione
amministrativa" avvenuta in occasione dell'Unità italiana, e
ottenuta nuovamente nel 1935.
La valle del Tanaro e il cuore della
pianura del Po sono i punti di forza della collocazione geografica e
dello sviluppo commerciale di Asti. Tale nome potrebbe derivare da hasta
nel senso di asta piantata nel terreno per indicare la proprietà
ottenuta a seguito di vendita ad incanto avvenuta in epoca romana. Ma la
derivazione più accreditata fa risalire l’origine da ast (altura)
per la sua posizione elevata. I primi insediamenti si hanno già in
epoca neolitica e ed è certo che i Romani occuparono il territorio
intorno al 130 a.C. e vi rimasero per un lungo periodo. Proprio di epoca
romana è la Torre Rossa collocata ora nella chiesa di Santa
Caterina come torre campanaria .La costruzione risale al II secolo d.C.
ed è ben conservata a seguito dell’isolamento mediante abbattimento
degli edifici che la conglobavano: in origine costituiva parte delle
cinta di mura aperte con porta verso ovest. Di notevole importanza sono
anche numerosi oggetti funerari rinvenuti nelle necropoli situate
nelle zone astigiane periferiche e oggi conservati nel Museo
Archeologico cittadino. Dopo la dominazione romana anche Asti subì l’invasione
barbarica, ma di questo periodo non ci sono grosse testimonianze.
Notizie più dettagliate si hanno dalla seconda metà del VII secolo
quando cioè c’è la caduta senza opporre resistenza ai longobardi che
pongono la sede di uno dei ducati in cui è diviso il regno. Di epoca
longobarda sono la Cripta di San Giovanni e quella di Sant’Anastasio.
La prima è un battistero episcopale risalente alla metà dell’VIII
secolo, quando cioè si provvide per motivi di sicurezza a spostare da
San Secondo ( situata fuori dalle mura cittadine) nel centro urbano la
sede del vescovo. L’edificio presenta i capitelli scolpiti con figure
antropomorfe, tipico esempio dell’arte plastica longobarda. La cripta
di Sant’Anastasio è di epoca leggermente posteriore ( IX secolo) e
presenta progressi architettonici con i capitelli più curati e
rifiniti. Dopo i longobardi la città subì l’influenza dei Franchi,
di conti e vescovi, fino ad arrivare al 1095: in quest’anno il vescovo
Ottone sottoscrive l’investitura di consoli della città con l’obbligo
di difesa a favore degli astigiani. Tale documento dimostra come Asti fu
uno dei primi comuni ad assumere una forma istituzionale espressa dai
consoli e, d’altro lato, come il controllo vescovile sia ancora
presente seppure cercando di lasciare un po’ di autonomia. Alla totale
riconquista del potere episcopale si preoccupò il vescovo Nazario che
nel 1143 fece appiccare il fuoco alla città per fiaccare il crescente
sentimento di indipendenza dei suoi abitanti. Ma tale gesto ebbe durata
effimera perché l’indipendenza comunale era ormai una realtà
inconfutabile e ben radicata fra gli abitanti.. Lo stile romanico,
sviluppatosi dopo il mille, ha lasciato notevoli esempi anche nella
circoscrizione astese: la Rotonda di San Pietro in Consavia , il
campanile della chiesa di San Secondo, le torri campanarie di Santa
Maria e l’ampliamento della Cripta di San Anastasio(oggi sede del
Museo lapidario).
Durante il 1200 Asti affrontò due
lunghe contese con i comuni di Alessandria e di Alba: dalla prima
nacquero una serie di accordi di reciproca protezione, dalla seconda
invece la città cuneese fu costretta a capitolare e a lasciare alcuni
possedimenti. Inoltre sempre in questo secolo la città fu coinvolta
dalle lotte tra le fazioni guelfe e ghibelline e dopo alterne vicende i
primi alleatosi con Roberto d’Angiò ebbero la meglio. Da questo
momento(1314) finì l’era della libertà comunale e il territorio
astese fu assoggettato alla signoria angioina che durò fino al 1339,
anno in cui arrivarono i Monferrato. Fra le testimonianze artistiche dei
secoli XIII e XIV si deve ricordare la Cattedrale di impronta
gotica e successivamente rimaneggiata nel corso degli anni. La facciata
di tale edificio dedicata a Maria Assunta e a San Gottardo fu completata
intorno al1450 ed è divisa in tre parti da lesene: in esse sono aperti
tre portali e altrettanti rosoni con al culmine archetti pensili. L’interno
è a croce latina con tre navate divise da robusti pilastri. A sinistra
della parte absidale è eretta una costruzione a portici detta
"Chiostri dei Canonici" che collega il Duomo con la Torre di
Santo Stefano, nei pressi di San Giovanni. Di epoca trecentesca è l’Ospedale
degli infermi che ci rimane solo nel Chiostro, oggi sede del Museo
archeologico comunale. Delle circa cento torri costruite tra il 1200 e
il 1300 oggi ne rimangono solo una quindicina di cui le più importanti
sono: Torre Troyana, Torre Comentina, Torre de Regibus. Dei
numerosi palazzi comunali vanno ricordati il Palazzo del Podestà,
il Palazzo degli antichi tribunali, il Palazzo Catena, il
Palazzo Zoya. Un’attenzione particolare merita ora la Collegiata
di San Secondo o semplicemente "Il Santo", come viene oggi
chiamata dagli astigiani legati molto al loro patrono. L’edificio ha
una struttura a capanna e in mattone a vista, salvo in corrispondenza
dei tre portali dove vi è la pietra. L’interno è vasto e solenne a
croce latina con tre navate e arricchito dal Tesoro che comprende
numerosi pezzi di oreficeria accumulatesi col tempo.
Al termine del 1400 anche Asti subisce
l’influenza dello stile rinascimentale: la Chiesa di San Pietro,
la Chiesa del Gesù, Palazzo Mazzola e Palazzo
Falletti sono alcuni esempi di arte di questo periodo. Ma
ancora più importanti sono i monumenti di epoca barocca tra i quali
meritano attenzione la Chiesa di San Martino, il
Palazzo Cotti Ceres, la Chiesa di San Michele. La
prima ha una facciata con timpano curvilineo a volute sovrastante una
serie di nicchie e all’interno sono degni di nota l’affresco della
cupola raffigurante "La Gloria" di Alessandro Sauli, oltre
alla "Fuga in Egitto" e "L’Epifania" di creazione
di Giancarlo Alberti. Il Palazzo Cotti Ceres aveva in origine una
struttura medievale totalmente rielaborata nel periodo barocco da
Benedetto Alfieri; notevolmente curati e di grande effetto scenografico
sono il cortile e il grande atrio. La Chiesa di San Michele è un
piccolo gioiello: di dimensioni modeste fu fortemente voluta dalla
confraternita del santo ha una facciata finemente ornata con immagini
sante. Finito il XVII secolo Asti cambia totalmente configurazione: da
capitale di uno stato in espansione sotto varie signorie a capoluogo di
una delle province del regno sabaudo. Tale dinastia dà alla città un’amministrazione
molto parsimoniosa e si insedia nel territorio astese fino alla
"rinascita" dell’indipendenza avvenuta lentamente nel corso
della prima del XX secolo. Fra le testimonianze artistiche dei secoli
XIX e XX vanno ricordati il Teatro Alfieri, il Palazzo
Ottolenghi, il Santuario della Madonna del Portone. Il Teatro
Alfieri è una grande costruzione di Domenico Svanascini e, per la parte
interna, di Francesco Gonin e fu inaugurato nel 1860. Il palazzo
Ottolenghi è riccamente decorato all’interno e con un imponente
salone da ballo utilizzato ora per manifestazioni culturali. Il
santuario della Madonna del Portone è opera di Giuseppe Gualandi ,
incorpora la piccola chiesa originaria, è munito di alta cupola di
vaste dimensioni.
Le risorse economiche
Già dal 1800 sorgono le prime
industrie di trasformazione dei prodotti agricoli: aziende vinicole,
distillerie e mulini di grandi dimensioni. In seguito nascono alcune
bullonerie poi collegate alla Fiat e alcune ditte per la produzione di
macchinari per laterizi. Molto importante è l’industria conserviera
con oltre mazzo secolo di attività e fra le più importanti d’Italia.
Naturalmente tra le colture la più importante e la vite che è presente
in tutte le colline della provincia. Fra le attività della città si
deve segnalare il "Palio"
che si svolge nella terza Domenica di Settembre e "Asti
Teatro" che raccoglie numerose rappresentazioni in prima nazionale.
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Settembre
ad Asti
un mese in festa
Il Palio
La Douja D'Or - RassegnaInternazionale dei Vini di Qualità
Il Festival delle Sagre
Capoluogo di provincia.
Abitanti 72.384 Superficie: kmq 151,82
Altitudine m 123
Denominazione abitanti: Astigiani
Festa patronale San Secondo
Palio di Asti
Comuni limitrofi Azzano
d'Asti, Portacomaro,
Tigliole, Castagnole
Monferrato, Refrancore, Mongardino, Castello d'Annone, Rocca d'Arazzo,
Monale, Vigliano
d'Asti, Settime, Revigliasco Castell'Alfero, Calliano,Azzano d'Asti, Baldichieri d'Asti, Celle Enomondo, San Damiano
d'Asti, Cinaglio, Chiusano d'Asti, Cossombrato, Isola d'Asti, Castellero.
Frazioni e località: Quarto, Valenzani, Valterza,
Castiglione, Crivelli, Casa Coppi, Stazione Portacomaro, Stazione San
Damiano, Caniglie, Valmaggiore, Malandrone, Bodina, Serravalle, Sessant,
Mombarone, Mansone, Valmonasca, Viatosto, Valmairone, Meridiana,
Vallebaciglio, San Grato, Casabianca, Montegrosso Cinaglio, Valicandona,
Valletanaro, Valmanera, Palucco, Revignano, Bramairate, Vaglierano,
Variglie, Montemarzo, San Marzanotto, Rossi, Carretti, Trincere, Bhcco
Gibefto, Valgera, Torrazzo, Vallarone.
Autostrada: Casello A21 Asti Ovest, Asti
Est.
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