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Breve
storia del Piemonte
1. Protostoria
Cercare le radici della civiltà porta inevitabilmente
a confrontarsi con le caratteristiche geografiche della terra su cui si
sviluppano. Gli antichi abitanti del Piemonte dovettero confrontarsi con
paesaggi assai diversi, adattandosi con l'evolversi della civiltà
stessa. Prima cacciatori dell'antica età della pietra, poi contadini
sedentari del Neolitico, infine grandi tribù durante l'età dei
metalli.
Le colline del centro-sud, ricche di aree boscose, furono sede dei primi
insediamenti documentati: cacciatori di 150-100.000 anni fa,
nell'Astigiano e nella zona di Trino, quando ancora
il Po non c'era.
Questi primi abitanti furono soppiantati, attorno al
5000 a.C., da gruppi di contadini, nascono villaggi (Alba) e iniziano i
primi commerci.
Il Piemonte, simile a quello odierno, affonda le sue
radici attorno al 1000 a.C., quando le diverse zone e tribù vengono in
contatto stabilmente e attraverso la regione iniziano a transitare le
merci tra nord e sud Europa.
Fino al V secolo a.C. nella regione vivono etnie ben
differenziate: a nord gli Insubri di lingua celtica, nella zona del
Canavese i Salassi, i Taurini di tradizione Franco-Alpina nel
Torinese ,
gli Statelli e i Langates di tradizione Liguro-Provenzale nel
Monferrato, nel
Cuneese i Bagienni. Solo l'espansione gallica del secolo
successivo conferisce al Piemonte una maggiore omogeneità.
2. Età Romana
L'espansione romana vera e propria dell'area alpina
occidentale fu preceduta da accordi di tipo federativo con alcune delle
tribù presenti sul territorio. Il primo nucleo abitativo romano si
sviluppò tra il 173 e il 125 a.C., nella zona fra il Po, il Tanaro e la
Stura (Pollentia = Pollenzo). Pochi decenni dopo fu fondata Dertona
(l'attuale Tortona, in provincia di Alessandria), come guardia alla
via Aemilia Scauri, con il conseguente sorgere di grandi aziende
agricole nel Monferrato. Nel 100 a.C. fu costruita la colonia di Eporedia
(l'odierna Ivrea, in provincia di Torino), allo scopo di difendere il
territorio dalle incursioni delle tribù celtiche della Valla d'Aosta.
Il I secolo a.C. rappresenta un periodo di intensa
romanizzazione: le mire di espansione coloniale oltre le Alpi
obbligarono i Romani ad estendere il controllo su tutto il Piemonte e in
quest'ottica si inserì la concessione della cittadinanza latina alla
Cispadania nell'89 a.C. (di cui beneficiarono città come Alba e Acqui
Terme).
Un ulteriore impulso venne dal piano augusteo di
conquista e organizzazione dell'intero arco alpino: furono fondate nuove
colonie (Augusta Taurinorum = Torino, Augusta Praetoria =
Aosta, Vercellae = Vercelli e Novaria = Novara),
riorganizzate le via commerciali e l'assetto amministrativo.
La situazione rimase invariata fino al III-IV secolo
d.C., per poi mutare radicalmente con le invasioni barbariche e la
caduta dell'Impero Romano d'Occidente nei secoli successivi.
3. Alto Medioevo
Fra il V e VI secolo tre popolazioni non autoctone
combatterono per il controllo del Piemonte: Bizantini, Burgundi e Goti.
Dopo il 568 il Piemonte, occupato dai Longobardi venne
diviso in quattro ducati: Torino, Asti, Ivrea e
S. Giulio d'Orta.
Carlo Magno invase l'Italia attraverso la Valle di
Susa nel 773: i Franchi si imposero come ceto dominante, sovrapponendosi
alle etnie locali e organizzando un ordinamento provinciale, che
sopravvisse alla crisi dell'Impero Franco nell'888.
Alla fine del nono secolo il Piemonte risultava
governato dall'unica marca d'Ivrea, affidata alla famiglia degli Anscari.
Intorno al 950 questa marca si articolò in quattro nuove marche: una
con centro a Torino, detta "arduinica"; due a sud-est, una
"aleramica" e una "obertenga"; una ridotta marca
d'Ivrea.
Il famoso marchese d'Ivrea Arduino fu l'ultimo re
italico, prima dell'unione delle corone d'Italia e di Germania. Dopo la
sua morte nel 1050, in quasi tutto il Piemonte aumentò il potere dei
vescovi e iniziarono a diventare potenti alcune nuove casate: i marchesi
di Saluzzo a sud e i conti di Savoia in
Val di Susa.
4. Basso Medioevo
In seguito al disgregamento dell'ordine stabilito con
l'Impero Carolingio, le comunità cittadine si organizzano in liberi
comuni, che, all'avvento di Federico Barbarossa (metà del XII secolo),
lotteranno uniti nella Lega Lombarda. Proprio durante la lotta contro
l'imperatore la Lega edificò la "città nuova" di
Alessandria.
Nel corso del XIV secolo perdono di importanza i
comuni cittadini, sottomettendosi alle dinastie presenti sul territorio:
i conti di Savoia controllano ora le
valli di Susa e
di Lanzo,
Ivrea e
il Canavese, poi Cuneo; i principi d'Acaia dominano sul Pinerolese, su
Torino e nelle zone limitrofe verso sud; i marchesi di Saluzzo
possiedono il territorio del Saluzzese e delle valli del Piemonte
meridionale. Il Piemonte sud-orientale (Novara,
Vercelli,
Asti e
Alessandria) è sottomesso alla casata dei Visconti di Milano.
Nonostante l'articolata composizione politica, in
questo secolo il Piemonte inizia ad essere individuato come entità
geografica.
5. Prima età
moderna
Tra il Quattro e il Cinquecento si allarga il
controllo sabaudo sulla regione: il duca Amedeo VIII subentra nel
territorio dei principi d'Acaia, poi ottiene Vercelli dai Visconti. In
seguito, nel 1531, l'imperatore Carlo V concede alla cognata Beatrice,
moglie di Carlo II di Savoia, la contea di Asti e il marchesato di Ceva.
Ciò nonostante il Piemonte in questo periodo è
spesso teatro di scontri e di occupazioni militari provocati dalla
guerra tra Francia e Spagna. Solo nel 1559 con il trattato di
Cateau-Cambrésis, Emanuele Filiberto di Savoia otterrà il controllo
dei suoi territori.
I territori, i gruppi sociali e religiosi che entrano
a far parte dello stato sabaudo a partire da metà Cinquecento non sono
omogenei: con la maggioranza cattolica convivono piccoli nuclei ebraici
e gruppi di protestanti nelle città e nelle valli. Permangono forti
tradizioni istituzionali locali, la stessa giustizia a volte si sottrae
al controllo di Torino; le varie regioni non seguono una politica comune
dividendosi tra filospagnoli e filofrancesi.
Anche le risorse economiche sono molto differenti da
zona a zona; solo una serie di nuove attività integrative attenua i
contrasti economici. In particolar modo si sviluppa l'allevamento e la
tessitura domestica della seta e verso la fine del Seicento, con
l'introduzione del mulino da seta, nasce una precoce economia
industriale.
Il Seicento rappresentò il secolo di formazione vera
e propria dello stato sabaudo: vi furono tentavi prolungati di
impadronirsi e addomesticare territori tanto diversi. Tentativi che si
concretizzarono nella formazione di un apparato statale fortemente
centralizzato, con nuove leggi e imposte a volte inique, per
fronteggiare nuove guerre. Anche in questo senso si può interpretare la
costruzione delle regge sabaude su quasi tutto il territorio piemontese.
Protagonista dell'ultima parte del secolo fu
Vittorio Amedeo II di Savoia che sale al trono con un piccolo colpo di
Stato destituendo la madre, Giovanna Battista di Savoia-Nemours, il 16
febbraio 1686 e subito si trova a dover sottostare al volere
dell'ingombrante vicino, il Re Sole. Il Duca di Savoia è praticamente
vassallo del Re di Francia, grazie alla politica filo francese fin'ora
svolta dalla madre reggente in sua vece, francese essa stessa, legata da
stretta parentela a Luigi XIV, ed al matrimonio da lui contratto con
Anna d'Orléans, nipote del Re.
Ecco quindi che decide di stringere alleanza con l'Impero, andando a
bussare alle porte di Vienna: "Da lungo tempo mi trattavano come
vassallo, ora mi trattano come paggio; è venuto il tempo di mostrarmi
principe libero ed onorato". A Vienna, inoltre, risiede il cugino,
Principe Eugenio di Savoia-Carignano-Soissons, anch'egli fuggito
dall'asfissiante corte di Versailles, inizialmente avviato alla carriera
ecclesiastica ed ora grandissimo condottiero venerato dalla corte
imperiale, prossimo a debellare per sempre l'incubo Turco dall'Europa
nella battaglia di Zenta (1697). Entra così a far parte della Lega di
Augusta, voluta da Guglielmo d'Orange, Re d'Inghilterra. Riuniva tutte
le potenze antifrancesi dell'epoca, in gran parte protestanti: Gran
Bretagna, Olanda, i Principati di Hannover, Sassonia, Baviera e
Brandeburgo, Spagna, Svezia ed Impero Germanico.
Lo scontro con la Francia sfocia nella famosa
battaglia della Marsaglia
(1693).
6. Il Settecento
Nel XVIII secolo Vittorio Amedeo attua una profonda
riorganizzazione amministrativa, la "perequazione dei
tributi": un lungo processo di verifica delle immunità fiscali
ecclesiastiche e nobiliari, dei titoli di proprietà e della qualità
della terra. La formazione di una burocrazia e di un esercito
efficiente, lo sviluppo dell'istruzione, attira sempre più gente dalle
campagne; in particolare verso Torino grazie anche all'allargarsi della
corte sabauda.
Sotto Carlo Emanuele III, il ducato sabaudo, in seguito ad una cruenta
fase di riassetto dinastico del Sacro Romano Impero, fu
protagonista di una nuova fase espansionistica che portò i confini dello
stato fino al Lago Maggiore e al Ticino. Di questo periodo si ricorda la
Battaglia dell'Assietta
(17 luglio 1747) e la valorosa resistenza delle truppe Piemontesi, che
riuscirono a sconfiggere l'esercito francese.
Nella seconda metà del secolo, le crisi economiche
diventano più frequenti: nelle città e nella capitale sono le
istituzioni assistenziali, soprattutto religiose, ad aiutare la
popolazione impoverita.
L'ondata rinnovatrice dell'Illuminismo non riesce a
far breccia nell'edificio assolutistico sabaudo, se non con l'arrivo
delle armate francesi comandate da Napoleone nel 1796.
7. L'Ottocento
Il secolo XIX si apre sotto le insegne del dominio
napoleonico: nel giugno del 1800 l'imperatore riporta a
Marengo, in
provincia di Alessandria, una delle sue più famose vittorie.
Terminato il periodo napoleonico, il Piemonte poteva
vantare, all'indomani della Restaurazione, una identità relativamente
omogenea oltre ad un senso spiccato della propria individualità.
Il periodo risorgimentale portò gli influssi del
liberalismo europeo e i fermenti politici e ideali provenienti dai
numerosi esuli, rifugiatisi a Torino da ogni parte della penisola. La
parte centrale del secolo vide la regione e in particolare la monarchia
sabauda impegnate nell' unificazione dell'Italia, iniziata con i primi
moti nel 1821, proseguita con le guerre d'indipendenza (battaglia
di Novara - 1849) e portata a termine, con
l'esclusione di Roma, nel 1861.
Le riforme cavouriane produssero, a loro volta,
sensibili mutamenti nell'assetto economico e sociale della regione,
ancora molto antiquato rispetto ai moderni stati europei. Si avviarono
le prime manifatture su scala industriale e si avviò una conduzione
più capitalistica delle campagne, basata sullo sviluppo degli
investimenti fondiari e sul rinnovamento delle colture.
Dopo l'unificazione il Piemonte si trovò ad
affrontare, a seguito del trasferimento nel 1864 della capitale del
nuovo Regno d'Italia da Torino a Firenze, una travagliata fase di
transizione. L'economia agricola venne messa a dura prova dalla
recessione che imperversò per oltre due decenni in Europa e dalla
guerra doganale con la Francia. Torino, perso il primato politico subì
anche una serie di tracolli finanziari delle principali banche,
coinvolte nella speculazione edilizia a Roma, nel frattempo diventata
ultima e definitiva capitale dello Stato Italiano. Solo all'inizio del
nuovo secolo la regione superò la crisi, in coincidenza con la svolta
liberale della politica di Giolitti, quando finì anche la lunga
recessione dell'economia italiana.
8. Il Novecento
Nel corso del Novecento il Piemonte è stato
protagonista di importanti movimenti sotto ogni profilo. A
Torino il
liberalismo ha annoverato esponenti illustri come Giolitti, Ruffini,
Luigi Einaudi, Piero Gobetti; nelle fabbriche il movimento operaio e
socialista ha compiuto le sue prime esperienze di sindacato; nella
capitale subalpina è nato il partito comunista di Gramsci e Togliatti;
contemporaneamente il capitalismo italiano ha conosciuto alcune delle
sue stagioni più significative con la Fiat di Agnelli o l'Olivetti.
Nel capoluogo piemontese hanno fatto i primi passi il
cinema, il telefono, la radio, la televisione, la moda, il calcio.
Torino, in seguito alla forte espansione industriale,
divenne la meta di un esodo quasi biblico della gente proveniente dal
Sud Italia, in cerca di lavoro; un fenomeno sociale senza pari nella
storia del nostro paese, che portò anche forti tensioni sociali tra
persone provenienti da diverse culture.
La città resta comunque specchio esemplare
dell'universo piemontese, dei suoi retaggi tradizionali e delle sue
spinte più innovative.
Il Piemonte è la regione dove si concentra una delle
più alte quote di piccoli proprietari contadini e il maggior numero di
borghi e villaggi. Ma è anche la regione che , accanto a questi segni
di continuità con il passato, ha saputo rinnovarsi nell'ottica della
modernità. Il Torinese e il
Biellese hanno accentuato la loro vocazione
industriale; il Canavese e le
Langhe hanno saputo creare una fiorente
industria integrata con il territorio, così come i territori
tradizionalmente più poveri dell'Astigiano,
dell'Alessandrino, del
Novarese e del Vercellese, rimasti avvolti in un lungo letargo.
Verso il nuovo secolo, il Piemonte torna ad essere una
società di frontiera, proiettata verso l'Europa, dove avranno sempre
più importanza il sapere scientifico, la capacità di progettazione e
la trasmissione di nuove conoscenze, legate però ad un profondo senso
di appartenenza al territorio.
La Regione Piemonte
oggi
La Regione Piemonte, costituita ufficialmente nel
1970, comprende oggi i territori delle Province di Alessandria, Asti,
Cuneo, Novara, Torino, Vercelli, Biella, Verbano-Cusio-Ossola.
* Superficie territoriale: 25.399 km2.
* Popolazione residente: 4.300.000 abitanti.
* Densità: 170 abitanti per km2.
* Urbanizzazione:
comuni fino a 10.000 abitanti: 1147
comuni da 10.000 a 50.000 abitanti: 50
comuni con più di 50.000 abitanti: 7
Informazioni tratte da "Il
Piemonte e la sua storia", opuscolo abbinato all'omonima mostra
itinerante.
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Le battaglie storiche
in Piemonte
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