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Natale in Piemonte

Il vischio, un magico dono della natura

Il vischio è sempre stato una pianta sacra. Una specie di miracolo della natura che d'inverno spicca nei boschi quando alberi e arbusti mostrano solo rami spogli. Già Plinio il Vecchio descrive i rituali delle popolazioni galliche che accompagnavano la raccolta del vischio: "Nel sesto giorno dopo il solstizio d'inverno i druidi si avvicinavano alla quercia indossando vesti candide e conducendo alla cavezza due tori bianchi. Il capo dei sacerdoti saliva sull'albero e usando un falcetto d'oro tagliava i rami del vischio che venivano raccolti in una pezza di lino immacolata, prima che cadessero a terra. Poi, immolati i due animali, pregavano per la prosperità di quanti avrebbero ricevuto il dono".
L'uomo è sempre stato incuriosito dai misteriosi mazzi verdeggianti, quasi sospesi sulle piante, ricchissimi di bacche perlacee in un periodo nel quale la natura non produce frutto alcuno. Pianta semiparassita, "succhia" dalla pianta che la ospita l'acqua e i sali minerali tramite speciali radici che riesce ad infilare nel tronco dell'ospite.
La pianta "che cresce senza toccare terra" è benaugurante ancora oggi: come da tradizione nella notte di San Silvestro ci si scambia saluti, baci, auguri sotto il ramo di vischio (che non deve mai toccare per terra per non perdere i suoi magici poteri) in genere appeso sulla porta di casa, appunto là, come spiegava Plinio, tra cielo e terra.
Prima di indicare i luoghi dove trovarlo un'avvertenza: la legge n. 32 del 1982 della Regione Piemonte disciplina la raccolta del vischio: quantità moderata, deve poter essere stretto nel palmo della mano, e senza spezzare la pianta, o peggio segare i rami.
A Savoulx, alta Val di Susa, uscendo dal paese ne trovate nella pineta lungo la strada militare che sale alla borgata Foens. Sempre nella Val di Susa, si trovano grovigli di vischio sui pini disseminati lungo la costiera tra Royères e Villard, a destra della statale, prima di arrivare a Bardonecchia.
Nel Cuneese, lo si trova sui pini del versante orografico sinistro della Val Maira, in alcuni luoghi della Val Varaita, ma anche nell'alta Val Roya.
La raccolta, però, è difficoltosa ed è raro riuscire a raccogliere rami senza arrampicarsi, spesso fino ad altezza notevole, sulle conifere. Vale comunque la pena anche solo passeggiare per gli splendidi boschi di montagna e ammirare questo affascinante e misterioso dono della natura.


Notizie tratte da Torino Sette (inserto del giornale La Stampa)

Ultimo aggiornamento Giovedì 04 Dicembre 2014 17:09
 

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