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BAMBINO DI PANE - Ricetta natalizia PDF Stampa E-mail
Ricette piemontesi

Il tempo delle feste è oggi tempo di tredicesima, di vacanza nelle stazioni sciistiche, di veglioni danzanti e di regali più o meno preziosi; una volta nei casolari di terra della Fraschetta e nei cascinotti di collina il tempo delle feste era vissuto in modo diverso ma non meno interessante. Fra le tante tradizioni ormai estinte, ve n'era una piacevole che teniamo mettere a conclusione di questo lavoro: il dono del bambino di pane.
Il pane in campagna veniva preparato in cascina settimanalmente e portato al forno a legna del paese a cuocere.
Al sabato le "biove" e le "monferrine" erano accompagnate dal cavagnèn, una sorta di cestino fatto di pasta di pane e zucchero contenente una bella mela; questo dolce graditissimo ai bambini veniva a volte sostituito con la tirà , una sorta di torta dalle varie forme (treccia, ciambella, secondo l'usanza del paese).
La base era sempre fornita dalla pasta di pane, ma veniva arricchita con zucchero, uvetta e strutto. Le uova erano considerate preziose e nel periodo bellico era addirittura vietato ai forni comunali usarle in pasticceria. Il testo di tale divieto è possibile consultarlo nell'archivio comunale di Solero.
L'ultimo giorno dell'anno venivano preparati, con l'impasto della tirà o semplicemente del pane, alcuni pupazzi.
Tali pupazzi confezionati più o meno abilmente con un piccolo acino di uvetta come occhio e un piccolo intaglio come bocca dovevano però essere chiari circa il sesso (per lo più indicato dalla gonna o dai pantaloni).
Al mattino del primo giorno dell'anno questi pupazzi venivano regalati e scambiati con i vicini e con gli amici, donando il pupazzo maschio ad una femmina e viceversa.
È una bella tradizione perché associa il pane con l'unione del maschio con una femmina. Il simbolo di fecondità, il rimando alla fertilità del terreno con la fecondità della coppia sono elementi importanti nella cultura contadina e qui assumono il significato augurale di buon anno nuovo.
Sia che si tratti di un innocente fanciullo che imbacuccato fra due muri di neve si reca alla cascina vicina per offrire il pupazzo di pane sperando in un cartoccio di mandarini, sia che si tratti di un ragazzo che maliziosamente offre il pupazzo maschio alla fanciulla del cuore all'uscita dalla messa di capodanno, questa è una civiltà che merita di essere conosciuta e che in questa circostanza rivela i suoi valori più profondi e autentici.

Ultimo aggiornamento Mercoledì 02 Dicembre 2015 11:11